Avvicinare le montagne è il titolo, dal sapore antropocentrico, del progetto di ampliamento degli impianti da sci in Val d’Ossola. In Abruzzo si discute da anni circa l’ampliamento e l’unione dei due comprensori sciistici di Ovindoli e Campo Felice, con conseguente trasformazione dell’altopiano dei Piani di Pezza in nome dello sviluppo turistico, del territorio e di una corsa ai numeri con i comprensori del Nord Italia. In un territorio fortemente trasformato dall’afflusso di turisti provenienti dalla vicina Roma, ormai spopolato di abitanti e che vive solo nei periodi di festa, la rincorsa al turismo a discapito del territorio rimane una delle priorità delle amministrazioni. Gli investimenti vengono proposti a discapito dello sviluppo e della conservazione dell’identità dei luoghi e a danno delle persone, che si adattano a questa nuova veste turistica, quasi inconsapevolmente, vedendola come unica possibilità di sopravvivenza. I centri dell’altopiano tendono quindi a somigliare sempre più ad una città generica, cercano di limitare al massimo l’identità per trasformarsi in un parco a tema, per assecondare quell’eterno “essere di passaggio”. Le attività, che assicuravano i servizi per gli abitanti, lentamente chiudono o si spostano per lasciare posto a servizi pensati per i turisti. Storie come quella del forno del piccolo paese, costretto a spostarsi a L’Aquila poiché vendere pane per pochi mesi non garantisce la sopravvivenza dell’attività, diventano comuni. Gli alberghi e le strutture turistiche si ripetono una dopo l’altra, sovradimensionate rispetto al territorio e per la maggior parte dell’anno non funzionanti. Il lavoro fotografico percorre l’altopiano: dagli impianti da sci – che negli anni ‘80 e ‘90 hanno visto il loro momento di splendore e che rappresentano ancora oggi una delle attrazioni principali – lo sguardo si sposta sull’abitato e gli abitanti, che hanno imparato a gestire il flusso di romani come si gestiscono i fenomeni naturali stagionali.